Paziente oncologico: l’importanza della comunicazione non verbale
18 Dicembre 2023
Ne “
Il ruolo chiave dell’informazione e della comunicazione per il paziente oncologico”, abbiamo sottolineato come l’informazione sia la prima medicina per un paziente oncologico e come essa debba essere fornita in modo completo, aggiornato e comunicata nella maniera più comprensibile possibile.
Abbiamo però sempre dato per scontato che tale comunicazione fosse di tipo
verbale, tipicamente proveniente da un colloquio orale tra medico e paziente.
Eppure, esiste un altro tipo di comunicazione - quella
non verbale (e paraverbale) - che, pur essendo meno studiata e analizzata rispetto alla verbale, può avere un
fortissimo impatto sul paziente, ancor più su quello
oncologico che,
come evidenziato, vive una condizione psico-fisica molto particolare nella quale diventano importanti anche le
piccole sfumature del modo in cui ci si rapporta con lui.
E di queste “piccole sfumature” il paziente può notarne tante - mentre il medico e l’operatore sanitario comunica con lui - proprio osservando la parte non verbale e paraverbale della comunicazione.
Le modalità della
comunicazione non verbale (1) - infatti - non si avvalgono della parola in sé, ma sono definite dallo
sguardo, l’espressione del volto, la gestualità, i movimenti del corpo, la postura, il contatto corporeo, il comportamento spaziale, gli abiti e l’aspetto esteriore.
Le modalità di espressione della
comunicazione paraverbale sono invece determinate dalle
vocalizzazioni non verbali, dal
tono della voce, dal ritmo, dai sospiri, dalle pause, dai silenzi.
Il paziente oncologico - per la sua particolare condizione di fragilità - è portato a cercare e indagare ogni piccola sfumatura, tra quelle tipiche delle comunicazione non verbale e paraverbale - durante il suo colloquio con il medico, la cui
interazione con il paziente è fortemente basata proprio sui
segnali non verbali: poiché le interazioni (1) vengono stabilite/sostenute/interrotte attraverso segnali non verbali,
ciò che viene percepito (dal paziente, ndr.)
di un discorso verbale è influenzato in modo significativo dal comportamento non verbale, ossia da pensieri, sentimenti ed emozioni veicolati attraverso
i gesti, le espressioni facciali, la postura e il contatto fisico.
Si stima (1) che
la comunicazione non verbale e paraverbale sia determinante in almeno il 70% del messaggio trasmesso. Le parole, dunque, rappresentano solo una piccolissima fetta della comunicazione che, dunque, si alimenta, in gran parte, di
cose non dette, di respirazione, di tatto, di toni di voce e gestualità.
E il paziente oncologico può basare molto delle sue convinzioni sulla sua diagnosi, prognosi e terapia, proprio su queste “
cose non dette”.
La comunicazione non verbale (2) - dunque - assume un’importanza straordinaria nel contesto sanitario.
Il paziente è molto attento alla comunicazione non verbale di medici e infermieri e, anche se inconsapevolmente, se ne serve per cogliere informazioni sul suo stato di salute.
In
oncologia, questo avviene a maggior ragione, in quanto esiste il timore che alcune informazioni siano tenute nascoste.
Più la persona è malata, più sarà attenta ai segnali non verbali dei curanti.
Per comunicare in modo efficace con il paziente e creare una relazione realmente e globalmente terapeutica,
l’operatore sanitario non deve trascurare i segnali non verbali: sono questi che gli permettono di cogliere sentimenti, aspettative e reali atteggiamenti nei confronti della malattia e del trattamento. Inoltre, sottolineano gli studiosi, anche le
reazioni e il feedback del paziente alla comunicazione del medico sono spesso
non verbali, una ragione in più per prestare la massima attenzione anche a questo tipo di comunicazione.
Ma quali sono i
comportamenti non verbali che possono potenzialmente influire sulla
fiducia dei pazienti oncologici nel proprio medico?
Tra i principali - nel caso di alcune categorie di pazienti oncologici (3) - gli studiosi hanno individuato e indagato:
- il contatto visivo
- la postura del corpo
- il sorriso.
Il
contatto visivo determina in modo importante la percezione dei pazienti riguardo le valutazioni dei medici (4). Il contatto visivo costante tra i medici e i loro pazienti, infatti, è associato ad un aumento della soddisfazione, della divulgazione e della comprensione dei pazienti (5-9).
Tuttavia, il crescente utilizzo di computer e cartelle cliniche elettroniche durante il colloquio crea la difficoltà, per i medici, di mantenere un contatto visivo costante con il paziente (10,11).
Tanto che il computer può addirittura essere considerato una “terza persona” nel colloquio medico-paziente (12).
Quanto più i medici guardano il loro monitor, tanto meno reattivi possono diventare emotivamente, inducendo i pazienti a condividere meno informazioni socio-emotive e psicosociali (13).
I pazienti possono percepire un medico che si trova di fronte allo schermo come meno attento e disponibile (14).
La
postura del corpo degli oncologi può influenzare la fiducia.
Con la loro postura, infatti, i medici possono trasmettere il loro senso di coinvolgimento.
Mantenere una distanza fisica minore (inclinazione in avanti) e un orientamento diretto del corpo del medico verso il paziente sembra portare a percezioni più positive da parte del paziente (15-17).
Un terzo comportamento non verbale di particolare rilevanza in oncologia - osservano gli studiosi (3) - è il
sorriso e l'uso dell'umorismo tra medico e paziente. Entrambi non sono rari nel contesto oncologico, anche se, intuitivamente, la "gravità" di tale contesto non si presta alla spensieratezza.
Tuttavia, un sorriso durante una visita medica può trasmettere vari segnali desiderabili, come incoraggiamento, simpatia o comprensione (18).
Tra gli atteggiamenti non verbali indagati nel loro studio (3) - è il mantenimento del
contatto visivo - secondo gli studiosi - ad
influenzare la fiducia dei pazienti, mentre postura del corpo e sorriso dovranno essere ancora indagati e studiati meglio per poterne quantificare e generalizzare i risultati ai diversi tipi di patologie oncologiche.
Al di là di quali siano i segnali non verbali ad influire di più sulla comunicazione medico-paziente oncologico, è evidente alla letteratura di settore come
la comunicazione verbale e paraverbale di medici e operatori sanitari abbia un grandissimo impatto sulla percezione, da parte del paziente, della “gravità” della sua situazione e sia, quindi, una seconda e fondamentale via - oltre a quella tradizionale del colloquio verbale - per venire a conoscenza del suo
reale stato di salute, per
apprendere la verità, per poter ricevere gli
elementi di speranza o a volte - purtroppo - le “
cattive notizie”.
Ancora una volta, quindi, il medico si trova ad affrontare un compito difficilissimo, ossia comunicare con il paziente facendo attenzione non solo a
cosa dice con le parole, ma anche a
cosa dice con gli occhi, con gli sguardi, con tutto ciò che traspare involontariamente dalla sua
gestualità.
Riguardo alla comunicazione non verbale, ci sono alcuni
consigli e suggerimenti che -
aiutando il medico a controllare il linguaggio del corpo e le espressioni facciali - possono avere conseguenze ed
effetti positivi sui pazienti nel corso del colloquio. Tra questi (19):
Apparire rilassato. I colloqui con il paziente oncologico sono emotivamente carichi e difficili. Anche se ci si sente ansiosi, si può comunque evitare di inviare questo tipo di segnali, per esempio attraverso una postura rilassata e neutra.
Contatto visivo. È importante stabilirlo sempre (anche) mentre parla il paziente. Ci sono studi che dimostrano che non si è percepiti come ascoltatori efficaci se non si guarda negli occhi il paziente mentre parla o se si guarda la cartella clinica o lo schermo del computer. Se il medico è costantemente assorbito da queste cose, anche se ciò in cui è impegnato è, in realtà, rilevante per quel particolare paziente, non deve mai trascurare il contatto visivo con il paziente, che dovrebbe occupare - durante il colloquio - la maggior parte del tempo.
Il valore di un sorriso. Naturalmente, un sorriso non è un "risolutore universale”. Non cambierà la prognosi, ma mostrerà al paziente che il medico sta davvero provando a stargli vicino. Non cambierà ciò di cui discuteranno medico e paziente ma, certamente, cambierà il modo in cui si svolgerà la discussione e potrebbe anche aiutare il paziente a comunicare in modo più spontaneo e accurato ciò che riferirà riguardo alle sue preoccupazioni.
Capacità umane. Se il paziente con cui si sta parlando piange e non controlla più le sue emozioni, può essere utile interrompere il contatto visivo e avvicinarsi, per esempio toccandogli un braccio, se si nota che il paziente è a suo agio, o semplicemente offrendogli un fazzoletto di carta. Semplici gesti, ma assolutamente essenziali, che altro non sono che buone capacità umane.
Capacità umane che, dunque, devono guidare medici e operatori sanitari non solo nella comunicazione verbale, ma anche in quella non verbale, nelle
cose non dette con le parole, ma con gli occhi e con i gesti.
Riferimenti bibliografici
1 - De Mei - Istituto Superiore Sanità - Verbale, non verbale e paraverbale: limite e risorsa nella comunicazione
2 - AIMAC - Istituto Superiore di Sanità - Alleanza contro il cancro: Manuale per la comunicazione in oncologia
3 - Hillen MA, de Haes HC, van Tienhoven G, Bijker N, van Laarhoven HW, Vermeulen DM, Smets EM - All eyes on the patient: the influence of oncologists' nonverbal communication on breast cancer patients' trust. Breast Cancer Res Treat; 153(1):161-71 - doi: 10.1007/s10549-015-3486-0
4 - Finset A, Del Piccolo L. Nonverbal communication in clinical contexts. In: Rimondini M, editor. Communication in cognitive behavioral therapy. 1. New York: Springer; pp. 107–127
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9 - Griffith CH, Wilson JF, Langer S, Haist SA. - House staff nonverbal communication skills and standardized patient satisfaction. - J Gen Intern Med ; 18(3):170–174. doi: 10.1046/j.1525-1497.2003.10506.x
10 - Duke P, Frankel RM, Reis S. - How to integrate the electronic health record and patient-centered communication into the medical visit: a skills-based approach - Teach Learn Med; 25(4):358–365. doi: 10.1080/10401334.2013.827981
11 - Asan O, Montague E. Physician interactions with electronic health records in primary care. Health Syst; 1(2):96–103. doi: 10.1057/hs.2012.11
12 - Bensing J, Tromp F, Dulmen S, Brink-Muinen A, Verheul W, Schellevis F. - BMC Fam Pract;7(1):62. doi: 10.1186/1471-2296-7-62
13 - Margalit RS, Roter D, Dunevant MA, Larson S, Reis S. - Electronic medical record use and physician–patient communication: an observational study of Israeli primary care encounters - Patient Educ Couns.;61(1):134–141. doi: 10.1016/j.pec.2005.03.004
14 - Robinson JD. - Non-verbal communication and physician–patient interaction: review and new directions - In: Manusov V, Patterson ML, editors. The Sage handbook of nonverbal communication. Thousand Oaks: Sage Publications; pp. 437–460
15 - Weinberger M, Greene JY, Mamlin JJ - The impact of clinical encounter events on patient and physician satisfaction. Soc Sci Med; 15(3):239–244
16 - Harrigan JA, Oxman TE, Rosenthal R. - Rapport expressed through nonverbal behavior - J Nonverbal Behav; 9(2):95–110 doi: 10.1007/BF00987141
17 - Larsen KM, Smith CK. - Assessment of nonverbal-communication in the patient: physician interview - J Fam Pract; 12(3):481–488
18 - Henry SG, Fuhrel-Forbis A, Rogers MAM, Eggly S. - Association between nonverbal communication during clinical interactions and outcomes: a systematic review and meta-analysis - Patient Educ Couns; 86(3):297–315 doi: 10.1016/j.pec.2011.07.006
19 - Robert A. Buckman, M.D., Ph.D - Adjunct professor, Behavioral Science - The University of Texas - M. D. Anderson Cancer Center