La gestione degli aspetti emotivi nella comunicazione oncologica

20 Dicembre 2023

Nell’approfondimento “Come comunicare le cattive notizie al paziente oncologico”, tra gli altri aspetti, abbiamo posto l’attenzione sulla fase delle emozioni del protocollo Spikes (1), ossia sulla necessità di carpire le emozioni del paziente e reagire ad esse con empatia.

Rispondere alle emozioni del paziente - osservano gli autori in relazione a questa fase, il cui obiettivo è riuscire a valutarle e comprendere - è una delle sfide più difficili nel dare “cattive notizie” (2). Le reazioni emotive dei pazienti, infatti, possono variare dal silenzio all'incredulità, al pianto, al rifiuto o alla rabbia.
Quando i pazienti ricevono “cattive notizie”, la loro reazione emotiva è spesso un'espressione di shock, isolamento e dolore

In questa situazione, il medico può offrire sostegno e solidarietà al paziente dando una risposta empatica.
Già, dando una risposta empatica. Semplice a dirsi, ben più difficile a farsi.

Non è affatto scontato, infatti, per un medico e un professionista sanitario, riuscire a trovare sempre, nel concreto della propria attività quotidiana, le giuste modalità per gestire l’impatto emotivo e psicologico di ogni singolo paziente oncologico - ognuno così diverso dall’altro - nei confronti della notizia da comunicare, soprattutto qualora essa sia - come, purtroppo, può accadere in ambito oncologico, una diagnosi o una prognosi di una certa gravità o, comunque, non semplice da accettare.

In tale contesto, può risultare utile riferirsi ad alcune regole pratiche generali di buona comunicazione professionale che studiosi, esperti ed addetti ai lavori nel campo dell’oncologia (3) hanno proposto proprio riguardo alla gestione degli aspetti emotivi della comunicazione oncologica, nella coscienza che il paziente oncologico e i familiari percepiscano, nei rapporti con i professionisti, che questi prestano loro attenzione come persone e hanno considerazione per il loro disagio e la loro sofferenza psicologica collegata alla malattia. Il paziente, dunque - affermano gli esperti - viene aiutato a trarre il massimo dagli aspetti dell’esistenza su cui può influire e ad accettare le componenti inevitabili della malattia.

Ecco i criteri ai quali possono ispirarsi medici e professionisti sanitari in accordo con le suddette regole pratiche (3):

1. I professionisti dimostrano empatia;

2. I professionisti dimostrano attenzione alla congruenza tra linguaggio verbale e non verbale, per esempio facendo corrispondere il tono di voce e l’espressione del viso al significato della comunicazione;

3. I professionisti evitano rassicurazioni e incoraggiamenti generici e/o prematuri e/o eccessivi;

4. Il paziente è incoraggiato a coinvolgersi attivamente nel trattamento e nel monitoraggio della sua patologia;

5. Si soddisfa la richiesta del paziente che a un colloquio importante sia presente una seconda persona di sua scelta (familiare, amico, medico di fiducia);

6. I professionisti accertano le reazioni del paziente alla comunicazione di brutte notizie e lo aiutano a esprimere le sue preoccupazioni e paure;

7. I professionisti fanno attenzione alle espressioni mimiche e ai gesti del paziente che possono indicare stati di sofferenza emotiva (per esempio: ansia, tristezza, rabbia) e lo incoraggiano a parlarne;

8. Si evita di colpevolizzare il paziente per il suo stato di malattia (ad esempio, “perché non si è controllato prima?”, ndr.) e si allevia ogni senso di colpa eventualmente presente;

9. Si lascia il tempo sufficiente al paziente di “assimilare” le cattive notizie;

10. Si verifica che il paziente e/o i familiari non abbiano informazioni errate sulla patologia e sul  trattamento che possano creare o aggravare stati d’ansia;

11. I professionisti non usano espressioni generiche troppo positive come “andrà tutto bene”, oppure ben intenzionate ma inefficaci come “si faccia forza”, “coraggio” (usano, piuttosto, espressioni come “siamo ottimisti”, “ci sono buone e ottime probabilità”, “potrà contare su di noi”, “cosa la preoccupa di più?)”;

12. I professionisti esprimono il loro apprezzamento al paziente e ai familiari quando la persona mostra forza d’animo nell’affrontare il trattamento e le avversità di una condizione così difficile; fanno però attenzione che ciò non sia vissuto come invito a non esprimere dubbi e perplessità e a non lamentarsi;

13. In caso di decorso favorevole, i professionisti sanno comunicare la loro personale soddisfazione al paziente e fanno in modo di utilizzare le buone notizie per incoraggiarlo a proseguire le cure e a vivere la sua patologia in modo positivo;

14. I professionisti sanno suscitare il sorriso del paziente cogliendo occasioni di reciproco, benevole umorismo e ironia;

15. Quando si è stabilita una certa conoscenza, il professionista dimostra la sua comprensione delle condizioni di un paziente sofferente o preoccupato toccandolo leggermente, ad esempio su una mano o una spalla, senza dare l’impressione che si tratti di routine;

16. Si documentano in cartella le reazioni del paziente alle informazioni ricevute.

Riferimenti bibliografici
1 - Walter F. Baile, Robert Buckman, Renato Lenzi, Gary Glober, Estela A. Beale, Andrzej P. Kudelka, SPIKES - A Six-Step Protocol for Delivering Bad News: Application to the Patient with Cancer, The Oncologist, Volume 5, Issue 4, Pages 302–311 - doi.org/10.1634/theoncologist.5-4-302
2 - JT.  Ptacek, TL.  Eberhardt - Breaking bad news. A review of the literature - JAMA; 276: 496–502
3 - Istituto Superiore di Sanità - Manuale di valutazione della comunicazione in oncologia
 
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